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ITINERARI IN GRECIA


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Workshop a Roma di danze greche tradizionali
della regione anatolica del Ponto con Nikos Zournatzidis

Organizzato NEL 2010 E NEL 2011 da: Università di “Tor Vergata”

Cattedra di “Archeologia del libro manoscritto”   Prof.ssa Maria Luisa Agati     
Con la collaborazione di Dario Pastorelli studente alla facoltà di Tor Vergata   
     
Auditorium“Ennio Morricone”, Facoltà di Lettere 21 novembre 2011



chi è Nikos Zournatzidis

Il PONTOS - testo di Nikos Zournatzidis

Il nome iniziale del Pontos Euxinos è stato Axenos o Axinos Pontos (cioè mare non accogliente), a causa del mare particolarmente agitato e dei fortissimi venti della zona, che provocavano un gran numero di naufragi. Dopo la conquista del Pontos da parte dei Greci, il suo nome è diventato - per eufemismo - Euxinos Pontos (cioè mare accogliente). Sono stati i Mongoli e i Tatari che l’hanno chiamato Mar Nero (Ponto Melana).
La regione è strettamente correlata alla mitologia greca, i cui riferimenti a questo mare sono molto frequenti, prova dei legami di razza e di parentela tra i Greci del Mar Nero (il Pontos) e quelli del Mar Bianco (l’Egeo).
Allo Stato di Colchide il re di Jolco Pelia inviò Giasone. L'avventuroso viaggio a bordo della nave Argo (che in greco antico significa splendente, lucente) ha condotto gli Argonauti nelle ostili terre del Nord, alla conquista del vello d'oro, che Giasone non avrebbe ottenuto senza i compagni coraggiosi e il fervido soccorso di Medea, figlia di Eete.
Nel Pontos, inoltre, si trova anche il fiume Termodonte, ad ovest di Oinoi, luogo di abitazione delle famose Amazzoni.
Nelle rocce del Caucaso, gli dei hanno condannato Prometeo incatenato, per aver rubato il fuoco dai cieli per portarlo, loro malgrado, agli uomini.
Si calcola che i Greci siano approdati nella zona durante l’Epoca del Ferro, cioè verso il 1100 a.C. Inizialmente, la presenza greca nelle coste del Mar Nero sembra essere dovuta alla ricerca di minerali e, precisamente, di ferro. Lo storico Colin Renfrew, sostenitore della teoria che culla degli indoeuropei siano stati il Pontos orientale e il Caucaso, afferma che la zona è stata principalmente abitata dai primi popoli greci.   J. K. Falmerayer asserisce che la citta’ di Sinope è stata fondata nel 1260 a.C. dalle popolazioni grecopelasghe.
Intanto, l’insediamento/assestamento dei Greci nel Ponto viene storicamente confermato per tutta l’era della colonizzazione, quando i coloni greci da Mileto dell’Asia Minore hanno fondato Eraclea e Sinope. Sinope, a sua volta, fonderà Trebisonda e darà l’avvio al lungo periodo che si chiude bruscamente nel 1922, con la Catastrofe/Guerra tra Grecia e Turchia nelle terre micrasiatiche, con il Genocidio e lo Scambio dei popoli secondo il trattato di Losanna.
Il popolo del Pontos è primariamente un popolo micrasiatico caratterizzato da elementi ionici. L’ambiente micrasiatico ha decisamente influenzato i popoli greci della penisola. L’Asia minore è stato un crocevia di popoli e di civiltà. La sua vicinanza con la Mesopotamia, dove fiorì una delle prime grandi civiltà umane, ha favorito pure i Greci della Ionia. Il loro incontro con le più grandi conquiste della scienza/cultura dell’uomo, ha offerto loro la possibilità di acquisire le conoscenze di base per portarle fino all’apice.
Nella Ionia si è sviluppata la famosa Scuola Ionica, che ha messo le fondamenta per l’intera dottrina determinista occidentale. La Scuola Ionica mirava allo studio dei fenomeni fisici (naturali) e sensoriali. Le teorie ioniche, e soprattutto quelle di Eraclito e di Democrito, hanno influenzato in modo decisivo gli altri sistemi filosofici. L’arte ionica, inoltre, molto prima dello sviluppo di quella attica, aveva un posto privilegiato, fino al momento in cui le città ioniche furono sottomesse al dominio persiano. Il pensiero filosofico prodotto dalla cultura ionica ha condotto molti storici a considerare che questo è stato il primo capitolo della crescita della civiltà occidentale.
Alcuni degli studiosi più affermati asseriscono che queste zone erano familiari ai Greci anche prima dell’VIII secolo a.C., e che essi avevano allacciato dei contatti frequenti con esse. Tale constatazione affermano, in qualche modo, anche i vecchi miti sul vello d'oro e la spedizione argonautica, ove si fa un esplicito riferimento al contatto dei Greci della penisola con le zone del Pontos micrasiatico. E quest’affermazione è stata ulteriormente incoraggiata, quando studiosi hanno provato che prima dell’VIII secolo a.C. i Greci antichi hanno navigato fino al mare del Pontos Euxinos.
La scienza storica accetta come certo che, dall’VIII secolo a.C. in poi, i Greci si sono stabiliti nelle terre del Pontos dell’Asia Minore e che hanno fondato città e colonie. In primis, è stata fondata dalla ionica Mileto la città di Sinope (785), la quale è diventata, a sua volta, una metropoli fondando, pure essa – come tante altre - colonie nelle parti più orientali. In tal modo, tutta la costa settentrionale dell’Asia minore è stata gradualmente riempita di colonie greche: tra cui Amisus (Samsun), Kerasunta/Giresun, Trebisonda (756 a.C.) ecc.
E’ storicamente confermato che il luogo geografico della Grecia continentale è stato fin dagli anni preistorici un posto arido e povero. Non potrebbe, dunque, offrire ai propri abitanti l’autonomia necessaria per la loro sopravvivenza. L’unica risorsa capace di dare frutti è stato il mare. Così, i Greci hanno consolidato attività marittime ed hanno cominciato a mettersi in commercio con i mercati stranieri, mettendo ad essi a disposizione i loro prodotti naturali e artigianali (olio, vino, miele, ceramica) e procurandosi quelli degli altri paesi.
Il contatto con ricche terre straniere ha fatto volgere i Greci alla fondazione di colonie. L’attività coloniale aveva spinto anche la fantasia mitoplastica degli uomini, che non hanno ancora smesso di parlare della spedizione argonautica di Giasone. Obiettivo ulteriore di tale impresa è stato il possesso del vello d’oro, che alcuni dicono che sta per la ricchezza delle coste del Pontos, e altri, invece, sostengono che descrive il metodo con cui si raccoglievano le pagliuzze d’oro dalla terra aurifera, utilizzando il vello delle pecore, metodo insegnato dagli autoctoni (Oggi tale impresa potrebbe essere chiamata ‘spionaggio industriale’).
Lungo tutti i secoli trascorsi dalla prima colonizzazione, il Pontos ha mantenuto la sua grecità, come ammesso pure dalla parte del contestatore Falmerayer, incrementando la sua cultura particolare, valorizzando le scienze umane ed ampliando la propria economia. Nell’antichità, il Pontos ha fatto nascere Diogene il cinico, Eraclide Pontico, Difilo, Strabone; durante il medioevo c’è stato Basilio Bessarione e tanti altri; e durante gli anni recenti le famiglie Karatzas, Murutzis, Ypsilantis e altri.
Momento determinante per la formazione della popolazione pontica è stato il Regno del Pontos (363-63 a.C.): uno stato imperiale fondato dopo la sconfitta delle “città elleniche” da parte di Mitridate V il Vecchio, conquistatore persiano dei regni ellenistici. La dinastia ellenizzante dei Mitridati troverà l’appoggio del popolo greco della zona, e userà la cultura greca per dare uniformità ai loro territori. L’ultimo re del Pontos, Mitridate VI, noto come Mitridate Eupatore - del tutto ellenizzato -, esprime l’ultimo tentativo di resistenza greca contro la conquista romana. Capo dell’esercito greco, subisce una sconfitta fatale alla guerra di Cheronea, decisiva per il destino del mondo ellenico.

Il Pontos sarà una delle prime zone dell’Impero che si scontrerà contro la nuova minaccia: contro le truppe musulmane dei Turcοmani, nella seconda metà dell’XI secolo. La prima città greca dell’Asia Minore distrutta dagli invasori sarà Sebastia/Sivas del Pontos. Nel 1059 i Turcomani hanno occupato la città non fortificata e l’hanno saccheggiata per 8 giorni in sequenza, macellando e catturando i suoi abitanti. Per la sua impervia posizione geografica, il Pontos risparmierà la schiavitù ai nuovi conquistatori; il contrario succede al resto dell’Asia Minore, dopo la sconfitta a Mantzikert/Malazgirt (1071 d.C.). Accanto ai territori greci si espandono nuovi emirati turchi. L’incontro con i gruppi turcomani in cerca di preda per la nuova religione islamica, porterà infine una forza che cambierà il profilo di tutta la zona.
L’occupazione dell’Asia Minore da parte dei Turcomani, consegue l’islamizzazione degli autoctoni greci. Tale conversione dei popoli cristiani in una nuova religione sarà l’arma segreta per il predominio veloce dei conquistatori. Nel XII secolo si registrano i primi casi di Greci inseriti negli ordini monastici dell’Islam. Anche la musica e le danze rituali dei dervisci di Gialal al-Din Rumi sono state utilizzate come techinche di convertimento dei cristiani.
Intanto, il Pontos continuerà a mantenere il suo rapporto stretto con lo Stato bizantino fino all’occupazione di Constantinopoli da parte dei Franchi nel 1204.

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