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MICENE

 

 


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la città di Agamennone, rinvenuta da Heinrich Schliemann nel 1874. La città è probabilmente il più alto capolavoro urbanistico dell’età micenea. Arroccata su un’altura che domina la piana circostante Micene è racchiusa da mura ciclopiche nelle quali si apre un’icona del mondo arcaico: la Porta dei Leoni. In prossimità della porta, in cui si possono ancora scorgere i fori per fissare i battenti andati perduti, ecco il Circolo A delle tombe reali (XIII secolo a.C.), che comprende numerose tombe a pozzo. Qui Schliemann ritrovò ben 19 scheletri e i magnifici tesori in oro, oggi conservati al museo archeologico di Atene.

Ai lati della necropoli reale si stendono le case di Micene in cui sono state rinvenute numerose tavolette con iscrizioni in Lineare B. Sulla sommità, un tempo circondato da case e botteghe artigiane, ecco il fulcro cittadino, il Palazzo Reale, di cui restano le fondazioni. Fuori dalle mura, il Circolo B delle Tombe Reali (XVII secolo a.C.) e le due tombe più interessanti: il Tesoro di Atreo e quello di Clitemnestra. Si tratta di due incredibili tombe a tholos, risalenti al XIV-XIII secolo a.C., che attraverso un lungo dromos (nel caso del Tesoro di Atreo è lungo circa 36 metri) conducono a una vasta camera mortuaria a cupola. Entrambe le attribuzioni (Atreo e Clitemnestra) in tutta probabilità risentono delle continue suggestioni omeriche che permeano l’intera area archeologica. Ma queste fantasie schliemanniane non fanno altro che aggiungere splendore a splendore.

 

 


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